DAL VIETNAM AL CILE: Le colpe di Henry Kissinger

By: 
Ibrahim A. Warde
Date Published: 
October, 2001
Publication: 
Le Monde diplomatique
Language: 

 

Nel suo ultimo libro, destinato a fare da breviario per i diplomaticidel XXI secolo, Henry Kissinger rinuncia al suo abituale tono dottoe freddo non appena evoca il principio della «giurisdizione universale»nelle relazioni internazionali (1). Né l'ex segretario di stato americanosi rabbonisce quando parla dell'arresto, avvenuto a Londra nel 1998,del suo protetto Augusto Pinochet, su ordine di un giudice spagnolo.

A suo avviso, il discorso sui diritti umani (di cui peraltro rivendicala paternità) doveva «servire soprattutto come arma diplomatica aicittadini dei paesi comunisti per consentire loro di combattere ilregime sovietico, e non da arma legale da usare contro i dirigentipolitici nei tribunali di paesi terzi». Nel paragrafo successivo,Kissinger afferma poi che è ormai imperativo impedire che «i principidel diritto siano usati per fini politici».

Se l'analisi appare confusa, e a tratti contraddittoria, è probabilmentea causa del turbamento che prova Kissinger dopo il caso Pinochet.

In effetti, l'ex segretario di stato americano, di passaggio a Parigiil 28 maggio scorso, ha ricevuto la visita della brigata criminale,venuta a notificargli un avviso di comparizione del giudice RogerLe Loire. Invitato a presentarsi al palazzo di giustizia come testimonenel caso relativo alla scomparsa di cinque cittadini francesi inCile, Kissinger, coinvolto direttamente o indirettamente nella creazionedel piano Condor - che mirava ad eliminare gli oppositori nelle seidittature militari sudamericane (Cile, Bolivia, Brasile, Paraguay,Uruguay, Argentina) - si appellava al suo diritto di non rispondere.

Il giorno dopo, abbandonava in fretta e furia la Francia. Il giornalista britannico Christopher Hitchens ha fatto un elencodi tutte quelle azioni del «mago della diplomazia» che, secondo lanuova giurisprudenza internazionale, potrebbero costituire criminidi guerra, crimini contro l'umanità o altri reati processabili (2).

Le sue rivelazioni, basate principalmente su documenti ufficialiamericani recentemente «declassificati», contraddicono la versionepresentata dall'interessato nei tre volumi - tanto densi quanto tendenziosi - delle sue Memorie. La carriera politica dell'uomo che ottenne il premio Nobel per lapace nel 1973 è stata infatti contraddistinta dal culto della violenzae del segreto. La responsabilità diretta di Kissinger è ormai compravatanella continuazione (ingiustificata da un punto di vista strategico)della guerra del Vietnam, e della sua estensione alla Cambogia eal Laos, nelle campagne di omicidi e di rovesciamento della democraziain Cile, a Cipro, in Grecia e in Bangladesh, per non parlare dellasua complicità nel genocidio di Timor est.

L'ex segretario di stato subirà la stessa sorte di Pinochet e deivari Milosevic? Probabilmente no. Ma il diplomatico più famoso delmondo è ormai un uomo inquieto, che si sente braccato. Quando attraversail globo per pontificare, a 60 milioni di lire l'ora, evita ormaitutti quei paesi i cui sistemi giudiziari potrebbero importunarlo.

E, se finora godeva di una reverenza mediatica totale, deve ora richiedereai suoi intervistatori l'impegno scritto a non rivolgere domanderelative al libro di Christopher Hitchens o agli argomenti che essotratta.

 

Riferimenti

(1) Henry Kissinger, Does America Need a Foreign Policy? Toward aDiplomacy for the 21st Century, Simon & Schuster, New York, 2001,352 pagine, 30 dollari.

(2) Christopher Hitchens, Les Crimes de monsieur Kissinger, EditionsSaint-Simon, Parigi, 2001, 206 pagine, 99 franchi.

 

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