La premiata fabbrica dei disastri borsistici

By: 
Ibrahim A. Warde
Date Published: 
September, 2002
Publication: 
Le Monde diplomatique
Language: 

 

Il ritratto idilliaco dei mercati finanziari statunitensi faceva partedei luoghi comuni diffusi sulla nuova economia della globalizzazione:i dirigenti d'impresa «creano valore» e sono remunerati di conseguenza;le stock-options e i regimi pensionistici allineano gli interessidei dipendenti a quelli degli azionisti; la democratizzazione dellafinanza permette di estendere i vantaggi di questa «creazione divalore» alla maggioranza; numerosi contro-poteri (le leggi, gli analisti,i consigli di amministrazione, i commissari ai conti, la stampa)garantiscono l'integrità dei mercati (1).

Il decennio di espansione economica - dal marzo 1991 al marzo 2001 - è stato certamente punteggiato da scandali (casi di truffa o dispeculazione sui prodotti derivati in particolare), ma questi fattierano considerati solo effetto degli scarti di qualche pecora nera.

Il vocabolo utilizzato - rogue (letteralmente furfante) - suggerival'insubordinazione e il caso atipico. Questi incidenti di percorsonon rimettevano in causa il discorso dominante, poiché costituivanoeffettivamente l'eccezione che conferma la regola e provavano altempo stesso la capacità del sistema di auto-regolamentarsi. Ognivolta, dopo un breve periodo di incertezza, i mercati ripartivanomeglio di prima. I dirigenti statunitensi, confortati dalla buona salute della loroeconomia e da mercati finanziari che sfidavano le leggi di gravità,ripetevano in modo incessante che era urgente adottare dappertuttoi metodi anglo-sassoni: smantellare i settori statali per liberarele forze di mercato e mettere fine al «capitalismo dei compari»,generatore di corruzione generalizzata. Le élites globali e i lorocantori riprendevano la stessa solfa. Per esempio, Alain Minc (cheultimamente si è fatto più silenzioso) spiegava: «il successo degliStati uniti esercita una pressione diffusa per obbligarci a combatterele nostre rigidità. Gridiamo al miracolo; accettiamo il mistero;e, soprattutto, seguiamo l'esempio» (2).

Il miracolo è stato abbondantemente esaltato, l'esempio ampiamenteseguito. Nel lavoro di mimetismo alla cieca, nessuno ha superatoJean-Marie Messier, che voleva essere «il più americano dei padronifrancesi». Al termine di una breve ascensione, ha conosciuto il destinodei padroni «visionari» di cui si era impegnato a seguire i metodi:la discesa agli inferi del gruppo Vivendi ha coinciso con il crollodi vari simboli dell'economia miracolosa.

La serie nera si apre il 2 dicembre 2001, con il clamoroso fallimentodel gigante dell'energia Enron. In pochi anni, l'impresa texana erasalita al settimo posto tra le imprese statunitensi, con ben piùdi 100 miliardi di dollari di fatturato. Per i teorici del management,questo fiore all'occhiello della nuova economia rappresentava l'avvenire.

Con in mano pochi investimenti reali, questo mediatore di nuovo tipo,grazie a montaggi finanziari estremamente complessi e a concettimolto arditi, poteva creare «valore» dappertutto e in permanenza.

Non c'era business school che non cantasse la gloria del caso Enron,nei corsi di strategia, di finanza o di etica. Dal 1996 al 2001,la società di Houston ha ricevuto dalla rivista Fortune la palmadell'impresa più innovatrice. Nel 2000, il Financial Times l'ha definita«gruppo energetico dell'anno», mentre The Economist definiva il suocapo Kenneth Lay «messia dell'energia».

«Impresa cittadina», Enron faceva parte a pieno titolo dell'establishment,che distribuiva generosamente fondi, favori e premi. Lay, padrinofinanziario di George W.Bush e suo amico intimo da più di vent'anni,gli ha fornito (a titolo personale e attraverso la sua impresa) piùdi due milioni di dollari (3). Consigliere molto ascoltato quandol'attuale presidente era governatore del Texas, ha svolto un ruolodi primo piano nell'elaborazione della politica energetica dellanuova amministrazione. Il segretario di stato alle forze armate,Thomas White, ex dirigente della società, aveva promesso, appenanominato, «di applicare i metodi del settore privato al settore pubblico».

Meno di un mese prima del fallimento, Alan Greenspan, presidentedella Federal Reserve, aveva ricevuto il «Premio Enron» conferitodall'Istituto James Baker III (dal nome del segretario di stato dell'expresidente George H. Bush). Ma Enron, campione assoluto della «gestionedel rischio» aveva preso dei rischi considerevoli, che operazionifinanziarie incomprensibili cercavano di dissimulare. Il crollo èstato imprevisto e disastroso (4).

Il caso ha scosso una delle fondamenta del credo della «nuova economia»:il principio del «win-win» («tutti vincenti»). Tra il 1998 e il 2001,il valore dell'azione è triplicato, contribuendo all'arricchimentodei dirigenti, degli azionisti e dei dipendenti, il cui risparmiopensionistico era totalmente investito in azioni della società. Manon tutti sono stati vincenti fino alla fine... Mentre il 98% del«valore» di Enron è andato in fumo in qualche mese, i principalidirigenti si sono accordati premi sontuosi di buonuscita; gli iniziati,dal canto loro, si erano affrettati a liberarsi delle azioni mentrei dipendenti hanno scoperto che un regolamento interno proibiva lorodi vendere le proprie.

Sullo slancio, il gigante delle revisioni contabili, Arthur Andersen - che ha svolto un ruolo attivo nel costruire architetture finanziariedi dubbia legalità e soprattutto nel distruggere documenti compromettenti - è crollato. Poi ci sono stati i casi Tyco, Global Crossing, Qwest,Adelphia Communications, Merck, Halliburton (il cui capo, all'epocain cui ha avuto luogo il trucco dei conti, non era altri che l'attualevice-presidente, Richard Cheney). Dappertutto, i dirigenti hannosaccheggiato le loro imprese, con la complicità attiva dei cosiddetti«contro-poteri». A ogni rivelazione la frode sembra riguardare cifresempre più considerevoli: Enron aveva dissimulato «solo» 2 miliardidi dollari di debiti; WorldCom, che ha dichiarato di essere insolvente,aveva dimenticato di contabilizzare 3,85 miliardi di dolari di costi;Xerox aveva gonfiato le vendite di 6 miliardi di dollari; Merck avevaregistrato 12,4 miliardi di dollari di fatturato inesistente. Questeimprese condividono varie caratteristiche. Prima di tutto, dei dirigentimolto presenti nei media e un discorso ben rodato sull'innovazione,il buon governo d'impresa, l'etica e la responsabilità. Una politicadi comunicazione «aggressiva» era in effetti obbligatoria: soltantoil corso in Borsa rifletteva il valore creato dai dirigenti (e laloro remunerazione ne dipendeva) e bisognava quindi poter «gestire»questo corso coltivando assiduamente stampa e analisti. E i giornalisti,è il meno che si possa dire, si sono prestati...

L'altra caratteristica comune agli atteggiamenti illeciti di questeimprese è di essersi sovente rivolte a grandi agenzie di consulenza(in particolare McKinsey, la più prestigiosa) e di aver remuneratogenerosamente, sotto diversi pretesti, i grandi gruppi di managemente gli economisti più noti, con l'intenzione di travestire da «strategiainnovativa» politiche avventuristiche e di presentare dei megalomanicome dei «visionari».

È ancora possibile sostenere che gli scandali sarebbero il fruttodel comportamento di alcune pecore nere? Persino coloro che, finoa ieri, inneggiavano alle imprese ora fallite, evocano oggi la «corruzionegeneralizzata» e una «crisi di sistema» (5). Interi settori (Internet,telecom) e professioni (analisti, revisori, consulenti, stampa economica,guru del management) vedono le loro figure di punta implicate inquesta attività di mistificazione.

Come si è arrivati a questo punto? Nel corso dell'ultimo decennio,la liberalizzazione economica si è accelerata, i paletti di controllosono crollati e le autorità di tutela hanno visto ridursi finanziamentie poteri, a vantaggio di una regolamentazione attraverso il mercato,fondata sui controlli interni e i «codici di buona condotta». Quandole «muraglie cinesi» (tra le attività di consulenza e di contabilitàper le società di certificazione; tra le banche di raccolta e lebanche d'affari per gli istituti finanziari) sono crollate, in nomedella libera concorrenza e di presunte sinergie, il sistema ha subitouna metamorfosi. Talune «professioni» che fino ad allora prendevanosul serio i codici di condotta, si sono trasformate in «centri diprofitto». Tra i contabili, per esempio, che un tempo vegliavanosulla sincerità dei conti, l'immaginazione è andata al potere: «metodiaggressivi» al limite della legalità, hanno travolto i princìpi invigore. Con l'aiuto di analisti promossi al rango di propagandisti,le banche hanno finanziato operazioni di fusione e acquisizione votateal fallimento, ma generatrici di grosse rendite. Per quanto riguardale famose stock-options, nell'era del re denaro hanno contribuuitoa gonfiare i profitti a breve termine e alla contraffazione dei conti (6).

Michel Bon, attuale - ma per quanto tempo ancora? - presidente-amministratoredelegato di France Télécom, spiegava nel dicembre 1999 al mensileCapital: «il 20 settembre 1997, France Telecom è stata quotata inBorsa. Quattro milioni di francesi - e i tre quarti dei suoi dipendenti - hanno comprato le sue azioni. Più che un avvenimento, è stato unsimbolo: il riconoscimento che il mercato è diventato il migliormodo per servire i clienti (fino a dieci anni fa avremmo parlatodi utenti). Spero che questa situazione si estenderà ben presto aiservizi non mercantili, come la scuola e la salute». L'ebrezza diBon non è più di moda. E le sue speranze?

(Traduzione di A. M. M.)

IBRAHIM WARDE

 

Riferimenti

(1) Si legga, per esempio, Thomas Friedman, The Lexus and the OliveTree, Farrar, Strauss and Giroux, New York, 1999.

(2) In Richard Farnetti e Ibrahim Warde, Le Modèle anglo-saxon enquestion, Economica, 1997.

(3) Cherles Lewis, The Buying of the President 2000, Avon Books,New York, 2000.

(4) Tom Frank, «Enron, la bufera perfetta», Le Monde diplomatique/ilmanifesto, febbraio 2002.

(5) Business Week, «How Corrupt is Wall Street?», 12 maggio 2002;Fortune, «System Failure», 24 giugno 2002.

(6) Si legga «Dow Jones, una bolla troppo gonfia», Le Monde diplomatique/ilmanifesto, ottobre 1999.

 

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