"PORRE FINE A UNA GUERRA", DI RICHARD HOLBROOKE : Confidenze americane

By: 
Ibrahim A. Warde
Date Published: 
July, 1999
Publication: 
Le Monde diplomatique
Language: 

 

Le "lezioni" di una guerra, si sa, vengono di solito contraddette dalla guerra successiva. Il libro di Richard Holbrooke, dedicato agli accordi di Dayton (1), la dice lunga sia sulle circostanze che hanno permesso di mettere fine a quattro anni di conflitti in Bosnia-Erzegovina sia sullo spirito che ha guidato la disastrosa offensiva della Nato in Kosovo.

L'autore che è stato responsabile degli affari asiatici al Dipartimento di stato, ambasciatore in Germania, segretario di stato aggiunto, inviato speciale del presidente Clinton e oggi ambasciatore presso l'Onu (in attesa di essere confermato al Senato) è in buona posizione per parlare tanto dei Balcani quanto del dopo-guerra fredda, e in particolare del ruolo degli Stati uniti e dei sottili equilibri tra moralità e ragione di stato, e tra forza e diplomazia. Egli è stato, più di ogni altro responsabile americano, direttamente implicato negli affari dell'ex Jugoslavia. E' lui in effetti che ha presieduto nel 1995, in una base aerea dell'Ohio, i 20 giorni di negoziati tra i presidenti serbo, croato e bosniaco. Sempre lui è stato l'uomo dei negoziati dell'ultima spiaggia, prima che si scatenassero i bombardamenti Nato sul Kosovo.

Uomo d'azione, né tollerante né indeciso né di mezze misure, Richard Holbrooke si presenta come un raddrizzatore di torti, sceriffo suo malgrado. Fustiga sia l'irresolutezza e la duplicità delle potenze europee che l'incompetenza delle Nazioni unite. E ma questo si spiega con la sua ambizione non dissimulata di diventare segretario di stato graffia di passaggio tanto la squadra che, navigando a vista, conduce la politica estera americana che i generali definiti troppo timorosi, mantenendo tuttavia un atteggiamento adulatorio nei confronti del presidente Clinton. Un passaggio riassume la "visione strategica" dell'autore: "Durante quattro anni, l'errore occidentale è stato di trattare i serbi come gente razionale, con la quale si poteva discutere, negoziare e raggiungere un compromesso o un accordo. Di fatto, essi non rispettano che la forza, o le minacce credibili e senza equivoci dell'uso della forza".

Lunghe pagine sono dedicate alla personalità e al ruolo del presidente serbo Slobodan Milosevic, che, paragonato ai serbi di Bosnia, fa la figura del moderato. Astuto certo, ma ragionevole e invaghito della cultura americana, era ancora un interlocutore frequentabile. L'autore cita il segretario di stato dell'epoca, Warren Christopher: "Quando Milosevic sfodera il suo charme, ci si rende conto che, se il destino lo avesse fatto nascere altrove, sarebbe diventato un politico di successo in un sistema democratico".

 

Riferimenti

(1) Richard Holbrooke, To End a War, Random House, New York, 1998, 408 pagine, 27,95 dollari.

 

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