SERGOLATA, SCHIAVA DEL GIOCO, DISCRIMINATORIA : Las Vegas, capitale del "peccato" ad alto rendimento

By: 
Ibrahim A. Warde
Date Published: 
September, 2000
Publication: 
Le Monde diplomatique
Language: 

 

NEGLI STATI UNITI, VITA E TRASFORMAZIONI SOCIALI AVVENGONO IN SCENARI BEN DIVERSI CHE NELLE CONVENTIONS DEI PARTITI POLITICI. COME A LAS VEGAS, CITTÀ CHE CONTINUA A CRESCERE E A GONFIARSI DI CASINÒ E ALBERGHI DA PIÙ DI TREMILA CAMERE... AIUTI STATALI E DEREGOLAMENTAZIONE, MAFIE E BASI MILITARI, NIENTE TASSE, EFFETTI SPECIALI, GIOCATORI INCALLITI E MANCE: LA CITTÀ VIVE, VENDE E DIVERTE SENZA UN ATTIMO DI TREGUA. E QUANDO SI REINVENTA, ANCHE I VECCHI ALBERGHI FATTI SALTARE CON LA DINAMITE DIVENTANO UN'ATTRATTIVA PER TURISTI.

 

Las Vegas, la città che si definisce "favolosa" nell'insegna al neon con cui dà il benvenuto ai suoi 33 milioni di visitatori annuali, vive una crescita spettacolare. Nel corso degli ultimi dieci anni la popolazione è aumentata del 50 %. Una marea di posti di lavoro ha infatti accompagnato l'ultima trasformazione della capitale mondiale del divertimento, che conta 1,3 milioni di abitanti.

È per caso che, nel 1829, un viaggiatore, un certo Rafael Rivera, scoprì nell'immenso deserto del Nevada un'oasi che chiamò Las Vegas ("le fertili valli"). Nei decenni che seguirono, il villaggio servì da scalo per pionieri alla ricerca di giacimenti minerari e da rifugio per i Mormoni (1). Alla fine del XIX secolo, la scelta di fare passare per Las Vegas la ferrovia che collega le due coste degli Stati uniti evitò alla giovane città la sorte delle città fantasma della regione.

Las Vegas deve la sua reputazione di "città del peccato" (sin city) alla legislazione, particolarmente flessibile in materia di gioco, prostituzione o divorzio, introdotta dallo stato del Nevada. Già dal 1931, quando ancora l'America puritana viveva sotto il proibizionismo, qui i giochi d'azzardo erano legalizzati. Le "case chiuse" poi, sono libere di operare in tredici delle diciassette contee dello stato (2).

La facilità con cui si può ottenere un divorzio fa inoltre di Las Vegas la capitale delle unioni e delle separazioni istantanee. Nell'una o l'altra delle duecentocinquanta "cappelle per matrimoni" (inclusi alcuni drive in, in cui si può convolare senza uscire dall'auto), pastore, testimoni, musicisti e anche - specialità locale - sosia di Elvis, sono disponibili in permanenza. In media, ogni cinque minuti si celebra un matrimonio; ogni quarantacinque viene sancito un divorzio.

La costruzione, da parte del gangster Benjamin "Bugsy" Siegel, dell'hotel Flamingo, nel 1946, segnò il debutto della Las Vegas moderna (3). Controllata dalla malavita e immortalata da Hollywood, la città entrò nella leggenda e divenne il simbolo del glamour americano, il luogo degli spettacoli o delle scappatelle dei divi, come Frank Sinatra o Elvis Presley.

Dagli anni '60, il Nevada, deciso a ridare lustro al proprio blasone, ha dichiarato guerra alla mafia. In un caso diventato celebre, il dipartimento per il controllo del gioco impedì a Frank Sinatra, sospettato di legami con ambienti equivoci, di diventare proprietario di un casinò. Altri investitori, in particolare la catena alberghiera Hilton e l'eccentrico miliardario Howard Hughes, fecero il loro ingresso in forze. La mafia è indebolita, ma ben lontana dall'essere sconfitta. Oscar Goodman, eletto sindaco di Las Vegas nel 1999, si è costruito carriera e fortuna come avvocato delle "famiglie" del crimine organizzato.

Anche se la città coltiva con cura, fin dalla nascita, l'immagine di un Far West puro e duro popolato di rudi pionieri, in realtà deve la sua prosperità anche al governo americano. La costruzione della vicina diga idroelettrica Hoover Dam, uno dei progetti più spettacolari del New Deal, ha trasformato profondamente il sud-ovest americano. Il controllo delle acque del fiume Colorado ha impedito la desertificazione fisica e finanziaria di Las Vegas. Il Mead, creato sulla scia del progetto, è il più grande lago artificiale del paese e alimenta gigantesche fontane, piscine ed altre strutture acquatiche che abbondano nel deserto del Nevada.

Questo stato, vasto e poco popolato, è alimentato altrettanto generosamente dal budget militare del ministero della difesa: dalla base militare di Nellis alle vaste zone per gli esperimenti nucleari, passando per la misteriosa "area 51" che, proibita al pubblico, alimenta le fantasie degli appassionati della serie televisiva "X-Files", la presenza dell'esercito si fa sentire non appena si lascia la città. Anche l'aeroporto internazionale di Las Vegas, tredicesimo nel mondo e settimo negli Stati uniti per numero di passeggeri, fu costruito nel 1926 per venire incontro alle necessità dell'esercito.

Spreco di mitologia

Alla fine degli anni '70, il quasi monopolio di cui beneficiava la città rispetto al gioco, cominciò a sgretolarsi. Nel 1978, anche Atlantic City, nello stato del New Jersey, autorizzava i giochi d'azzardo.Dieci anni dopo, una legge federale permetteva alle riserve indiane di aprire dei casinò. Queste novità andavano ad aggiungersi agli effetti della recessione degli anni 1979-1982, e così Las Vegas decise di diversificare le sue fonti di reddito.Dieci anni dopo, una legge federale permetteva alle riserve indiane di aprire dei casinò. Queste novità andavano ad aggiungersi agli effetti della recessione degli anni 1979-1982, e così Las Vegas decise di diversificare le sue fonti di reddito.

Nel 1984, la città riuscì a convincere la Citibank, il più importante istituto finanziario del paese, ad installarvi uno dei principali centri di elaborazione informatica. Per questo, era stato necessario prima di tutto modificare la legislazione permettendo a banche domiciliate in altri stati americani di stabilirvi delle filiali. Inoltre, per non preoccupare i clienti, la banca, che nel centro informatico impiega 1.700 persone, ottenne che l'indirizzo postale non indicasse la diabolica Las Vegas, ma gli idilliaci "The Lakes, Nevada".

Altre imprese hanno poi trasferito a Las Vegas i loro settori informatici o di servizio alla clientela. L'insediamento nel Nevada offre infatti molti vantaggi: niente tasse, un'atmosfera molto permissiva, mano d'opera in abbondanza, basso costo della vita e soprattutto una "mentalità 24/7 (4)". Come a dire che in una città aperta ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette, gli addetti tendono a mostrarsi estremamente "flessibili". In un luogo in cui non si dorme mai e dove gli orologi non esistono, non si rifiutano né il lavoro notturno né gli straordinari. Poche imprese hanno un orario di chiusura, e gli impiegati si definiscono prima di tutto in funzione dell'orario di lavoro:"daytime shift" (da mezzogiorno alle 20), "swingshift" (dalle 20 alle 4 del mattino), o "graveyard (letteralmente cimitero) shift" (dalle 4 a mezzogiorno).

Il 22 novembre 1989, data d'inaugurazione del gigantesco albergo Mirage (3.044 camere), il primo albergo-casinò a vedere la luce in quattordici anni, segna l'inizio di una nuova era. La scommessa del promotore Steve Wynn, finanziato dai junk bonds (titoli spazzatura) emessi dal suo socio Michael Milken (5), si è rivelata vincente. La filosofia dell'ideatore era la seguente: Las Vegas deve offrire distrazioni di ogni genere, non solo agli adulti, ma anche alle famiglie. Gli alberghi devono quindi proporre ogni sorta di attrazioni e servizi, incluse le cappelle per matrimoni, per invogliare i clienti a passarvi la maggior parte del tempo (6). Altra novità: nell'atrio dell'albergo un vulcano, destinato a sedurre bambini di ogni età, entra in eruzione ogni mezzora.

Nel corso dei successivi dieci anni, lo "Strip", l'arteria principale della città che si estende per oltre 5 chilometri, ha cambiato volto sulla base della formula del Mirage, che è servita da modello per altri "mega-alberghi a tema". Dal Mandalay Bay (3.300 camere), che pretende di ricreare un paradiso tropicale con laguna, piscina con le onde e spiaggia di sabbia, al faraonico Luxor (4.427 camere), passando per l'imponente Mgm Grand (5.005 camere) che rivendica il primato di albergo più grande del mondo, o per il Paris-Las Vegas (2.916 camere e 295 suite), omaggio della città al neon alla Ville lumière, i grandi gruppi alberghieri hanno compresso storia e geografia, immettendo dosi massicce di mitologia.

Così, il Paris-Las Vegas (costo: 790 milioni di dollari), inaugurato nel settembre 1999, offre un concentrato di Francia rivista e corretta alla maniera hollywoodiana. Il vocabolario francese dei 4.000 impiegati dell'albergo (che vengono chiamati, come nei giorni d'oro della Rivoluzione, "cittadini") si riduce alla parola "bonjour", ammannita in tutte le salse. I più arditi aggiungono anche un approssimativo "Comment ça va ?". Poliziotti col chepì, suonatori di fisarmonica e un addetto alla consegna delle baguette appollaiato su un triciclo rosso passeggiano sotto un falso cielo imbronciato. I cartelli indicano: "car rental" o "show tickets". Altrettanto impressionanti le riproduzioni "autentiche": una mezza torre Effeil alta 164 metri (dalla cui cima si può ammirare Las Vegas), due terzi di Arco di Trionfo, l'Hotel de Ville, l'Opéra, il Ponte Alessandro III, ecc.

In poche ore, dunque, e senza lasciare Las Vegas, si può visitare la corte di re Artù e dei suoi cavalieri della Tavola rotonda, passeggiare in un Foro romano, "conoscere" Parigi, New York o Monte Carlo, o anche solcare le acque del Canal Grande di Venezia in gondola, con tanto di gondoliere canterino, fornito di foulard rosso, camicia alla marinara rossa e cappello di paglia. Numeri da circo, montagne russe e divertimenti di ogni genere sono inclusi nel programma. La sera si può scegliere fra una battaglia tra mago Merlino e un drago, una battaglia navale, un abbordaggio di pirati, scene da fantascienza e altro ancora. Il gigantismo, la varietà e l'orgia di effetti speciali travolgenti hanno permesso alla città di ritrovare il suo posto di capitale mondiale del divertimento.

Questo new look è stato accompagnato da una vasta operazione di "pulizia", in una città che tuttavia conserva il profumo del peccato. Bisogna recarsi nel vecchio quartiere della città (downtown) per ritrovare l'ambiente di un tempo, quello di una città sfrontata i cui scenari ricordano la corsa all'oro. La Las Vegas degli autoctoni, losca e minata da problemi sociali quali suicidi o alcoolismo, resta fuori dalla vista dei turisti (7). La città in cui si va per divertirsi alla follia è però anche la città della solitudine e della disperazione. "L'altra Las Vegas" è negata: le autorità, intente ad abbellire la superficie visibile della città, dimenticano il suo interno.

Questo spiega il deperimento delle strutture, la mancanza di insegnanti o il moltiplicarsi dei senzatetto. E anche se la religiosità resta molto forte, ciò non vuol dire che la "città del peccato" senta il bisogno di redenzione. In questi ultimi anni peraltro sono state edificate - in parallelo con i mega-alberghi - chiese gigantesche, cattedrali nel deserto in cui si pratica un cristianesimo tutto apparenza.

Gli immigrati continuano tuttavia ad affluire, tanto più che la creazione, in dieci anni, di 50.000 camere d'albergo ha fatto di Las Vegas l'incontestabile capitale di grandi Saloni e conferenze. Il Comdex (Salone della micro-informatica), per esempio, o il Consumer Electronics Show (fiera dell'elettronica di massa), che si svolgono qui ogni anno, fanno il pieno negli alberghi della città.

Malgrado la diversificazione dell'economia, il gioco in tutte le sue forme costituisce ancora la principale fonte di reddito. Ognuno dei 33 milioni di visitatori annuali lascia in media 500 dollari sui tavoli da gioco. Alberghi e casinò gareggiano in fantasia per alleggerire i visitatori dei loro risparmi. Le macchine mangiasoldi (chiamate familiarmente one-armed bandits o banditi monchi) sono ovunque, salvo che in ospedali e scuole. E, dall'aeroporto alle pompe di benzina, l'unica preoccupazione è mantenere l'illusione che il jackpot sia a portata di mano. Nelle camere d'albergo, un canale televisivo spiega i primi rudimenti dei numerosi giochi offerti dalla struttura - black jack (o 21), roulette, dadi, baccarat, Keno, ecc. - facendo balenare la possibilità di favolosi guadagni. Tutti gli avvenimenti sportivi offrono l'occasione di scommesse gestite dai casinò. Per andare al ristorante o a vedere uno spettacolo, bisogna attraversare l'inevitabile sala da gioco.

Ma l'America è formalista e, per premunirsi contro l'accusa di istigazione a delinquere, i casinò prendono le loro precauzioni: i cartelloni pubblicitari che invitano a questo o quel gioco contengono, come per l'alcool o il tabacco, la segnalazione (appena leggibile) che gli eccessi nel gioco possono produrre conseguenze pericolose. E ad ogni prelievo di fondi, il biglietto emesso dal distributore di denaro invita i "giocatori compulsivi" a consultare uno psichiatra.

Non stupisce che un'economia così particolare abbia le proprie regole. Nel regno della finzione, la verità dei prezzi non ha mai corso. Le tariffe più che ragionevoli praticate da alberghi, ristoranti e centri di attrazioni sono destinate ad attirare i clienti. I proprietari si rifanno infatti ampiamente con gli utili assicurati dai tavoli da gioco. Una delle parole più utilizzate è comp, abbreviazione di complimentary. Come al tempo della mafia, per alcuni clienti vitto e alloggio sono gratuiti. Quando la cifra in gioco diventa considerevole, l'alcool viene offerto dalla casa, il che offre il doppio vantaggio di trattenere i giocatori al tavolo e di annebbiarne la capacità di giudizio.

Distruzione creativa

Se i piccoli giocatori sono bombardati da sconti e offerte "speciali", gli high rollers o "flambeurs (dilapidatori di fortune)", una volta accertata la loro solvibilità, vengono circondati da mille attenzioni. I regali che ricevono (bevande, pranzi, camere o suite gratuite, viaggi) sono proporzionali alle somme che sono in grado di perdere. I merli dal portafoglio ipertrofico ricevono un trattamento da Vip: hostess per l'accoglienza, sale private inaccessibili per i comuni mortali. Del resto, il personale è sempre premuroso, addirittura ossequioso, dato che vive di mance, in una città in cui la maggior parte dei dipendenti prende il salario minimo.

Fuori dalle mura degli alberghi-casinò, Las Vegas somiglia a un vasto cantiere permanente. Restauri, ripuliture e nuove costruzioni sono all'ordine del giorno. La "distruzione creativa" alla Schumpeter qui viene realizzata in senso letterale. Alberghi relativamente recenti, ma che fanno comunque parte integrante della mitologia dello show business, sono rasi al suolo senza pietà e sostituiti con altri ancora più grandi, più lussuosi e più al passo coi tempi. È così che il Bellagio si è sostituito al Dunes, il Venetian al Sands, o il Mandalay Bay all'Hacienda. Meglio ancora, in un mondo in cui il "marketing dell'evento" sa sfruttare ogni occasione, il crollo di un grande albergo costituisce anch'esso un superbo fuoco d'artificio che attrae la sua messe di turisti.

L'ultimo nato degli alberghi di Steve Wynn segna il coronamento della carriera dell'uomo che fu il più potente di Las Vegas, ma anche l'inizio del crollo del suo impero. Il Bellagio, dal nome della cittadina italiana situata sulle rive del lago di Como, è costato 1,6 miliardi di dollari e dà lavoro a 8.000 persone. L'albergo rappresenta una nuova tappa nello sviluppo degli alberghi-casinò a tema: niente neon, niente bambini, un lusso inaudito. I ristoranti e le boutique sono i più eleganti dello Strip.

Una "galleria d'arte" annuncia, nel più puro stile di Las Vegas: "Now appearing: van Gogh, Monet, Cézanne and Picasso". Per 12 dollari si può visitare la sala che ospita il museo privato dell'industriale. Ma l'impero Wynn crolla sotto i debiti e i principali azionisti della società Mirage Resorts hanno accusato il promotore di abuso di beni sociali e di cattiva gestione. Alcuni mesi fa, Wynn ha dovuto rassegnare le dimissioni da presidente e vendere le sue quote al gigante Mgm. Un grande scontro in Borsa è in corso, le elezioni del nuovo presidente degli Stati uniti pure. Ma queste ultime suscitano meno interesse.

(Traduzione di G.P.)

 

Riferimenti

(1) Setta cristiana rigorista, fondata negli Stati uniti nel XIX secolo. Perseguitata a lungo, in particolare per la poligamia, una tradizione oggi abolita, la Chiesa mormone ha la sua sede a Salt Lake City, "terra promessa" situata nel vicino Utah. Un'importante comunità mormone vive ancora nello stato del Nevada. Benché la setta proibisca sia alcool che gioco, i suoi interessi finanziari - notevoli - includono casinò e catene alberghiere.

(2) La contea di Clark, dove si trova la città di Las Vegas, è fra quelle che in teoria proibiscono la prostituzione. Le "case chiuse" (cat houses) sono comunque facilmente raggiungibili nella vicina contea di Nye.

(3) Siegel fu assassinato nel 1947. Il film Bugsy (1991) di Barry Levinson, interpretato da Warren Beatty, racconta la vita del gangster e la genesi della moderna Las Vegas; Casinò, un film di Martin Scorsese (1995), descrive magistralmente il regno della mafia. Oscar Goodman, attuale sindaco della città, interpreta il ruolo che aveva realmente all'epoca - quello di avvocato della malavita.

(4) Andrés Martinez, 24/7; Living It Up and Doubling Down in the New Las Vegas, Villard Books, New York, 1999.

(5) Leggere "Michael Milken, ange et martyr", Le Monde diplomatique, agosto 1993.

(6) Pete Early, Super Casino: inside the New Las Vegas, Bantam, New York, 2000.

(7) David Littlejohn, (a cura di), The Real Las Vegas: Life Beyond the Strip, Oxford University Press, 1999.

 

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